Archivio | dicembre, 2012

Recensione di Fabio Trevisan

13 Dic

Recensione apparsa sulla website del Osservatorio Internazionale Card. Van Thuân sulla Dottrina Sociale della Chiesa.

Recensione di Fabio Trevisan

La collana Quaderni dell’Osservatorio (dell’Osservatorio Internazionale Card. Van Thuan sulla Dottrina Sociale della Chiesa) si impreziosisce con queste stimolanti considerazioni di Giorgio Mion e Cristian Loza Adaui nel solco dellaCaritas in veritate di Benedetto XVI contenute nel libro Verso il meta profit(edizioni Cantagalli). Come infatti ha ricordato nella prefazione S.E. Mons. Crepaldi, Arcivescovo di Trieste nonché Presidente dell’Osservatorio stesso, la parola “meta profit”significa sia “oltre” che “attraverso”superando così la distinzione tra imprese rivolte al profitto (profit) ed altre non finalizzate al profitto (no profit) senza tuttavia identificarsi in quel cosiddetto “terzo settore” cui sembrerebbe alludere la dimensione “metaprofit”. Cosa si intende quindi per meta profit ? Quali prospettive, alla luce della Caritas in veritate, si aprono, soprattutto partendo dalla proposta della priorità del dono?

A questi impellenti e suggestivi interrogativi rispondono gli Autori, aprendo ad un auspicabile dibattito pubblico i temi contenuti nell’agile volume proposto alla riflessione di tutti (specialisti e non). Pur considerando l’ineludibile collegamento impresa-profitto, ha argomentato Giorgio Mion, professore di Economia aziendale, esso non deve rimanere l’unico orientamento della vita dell’impresa, la quale si propone di essere efficiente ed efficace strumento per la persona umana. In considerazione della strumentalità del profitto per raggiungere obiettivi più elevati, ecco che il prefisso “meta” va appunto oltre, non potendo concepirsi come fine ultimo dell’agire, rimandando così ad un’altra categoria logica, la gratuità. Analizzando i presupposti all’origine dell’attività imprenditoriale, constata Mion, si trova un riflesso di un anelito della persona umana alla pienezza di vita. Ponendo quindi al centro il primato della persona umana (nell’unità sostanziale anima-corpo), la dottrina sociale della Chiesa risponde ai veri bisogni dell’uomo; bisogni che sono la causa fondamentale di tutta l’economia umana. Altra condizione imprescindibile del “fare impresa”, rileva Mion, sta nella durevole creazione di valore che un istituto sociale (inteso quale organizzazione di persone stabile) condivide e si impegna di perseguire. Contro la frammentarietà e la provvisorietà della moderna società secolarizzata, intrisa di relativismo e di individualismo, la prospettiva della creazione di valore che si sostanzia nell’impresa permette, citando testualmente Giorgio Mion, di comprenderne anche la dimensione sociale e relazionale, il che non è assolutamente cosa di poco conto. D’altro canto, come ha ben sottolineato Mion, qualora l’impresa distruggesse valore, essa diverrebbe anti-sociale. Non bastano finalità (pur nobili) meta economiche se la gestione non è economica  in quantol’impresa esercita la sua funzione sociale nell’essere propriamente economica, mettendosi a servizio del proteiforme sistema di obiettivi umani. Ecco che allora la questione dell’utilità sociale del’impresa, legata al disegno di Dio sull’uomo, risponde ad una profonda istanza antropologica che, pur partendo da un’attività economica da indirizzarsi secondo le leggi e metodi propri dell’economia, li trascende e li realizza in un’altra dimensione (secondo la dottrina sociale naturale e cristiana). Tutt’altro che da demonizzare, il profitto rappresenta così, secondo le parole di Mion, un utile ed efficace indicatore- seppur non unico – dell’economicità dell’impresa. Il termine “profitto”, scandagliato etimologicamente, rimanda a quel pro facere indispensabile alla saggezza del vivere ed operare quotidiano; costituisce ciò che bisogna mettere da parte “per fare”. In questa prospettiva, asserisce Mion, è opportuno ribadire che i valori meta economici entrano nell’ambito del sistema d’impresa in quanto “valori-obiettivo”,, ponendo quindi una gerarchia funzionale nei valori stessi.

L’importanza della considerazione dell’impresa nella Dottrina Sociale della Chiesa è stata, nella seconda parte del libro, sviluppata da Cristian Loza Adaui, ricercatore negli ambiti del management e dell’etica imprenditoriale, il quale ha opportunamente distinto (mai separandole) alcune considerazioni enunciate nelle Encicliche da Pio XI a Giovanni XXIII, da Pio XII a Giovanni Paolo II.

Interessante lo sviluppo, approfondito da Loza Adaui, che, a partire dal “contratto di società”, fecero nella Germania diretta dal governo britannico (The British Occupation Zone) dopo la seconda guerra mondiale: un nuovo sistema di decisione condivisa e partecipativa (Mitbemistung) tra capitale e lavoro, quale applicazione dell’idea di Pio XI (Quadragesimo Anno) di temperare il pur non ingiusto contratto di lavoro, per la tutela del soggetto lavoratore e della proprietà privata.

Nell’Enciclica Populorum Progressio di Paolo VI, ha sottolineato Cristian Loza Adaui, si è sviluppato il tema della funzione sociale della proprietà privata fino ad approdare, con Giovanni Paolo II (Laborem Exercens)al bisogno di edificare una “cultura del lavoro” capace di integrare le sue dimensioni: personali, economiche e sociali. Ritornando alla recente Enciclica Caritas in veritate, Loza Adaui ha rimarcato il riconoscimento della gratuità nelle relazioni economiche quale elemento innovativo rispetto al magistero precedente. Non solamente rapporti di diritti e doveri regolano l’attività degli uomini, bensì relazioni di gratuità, di misericordia e di comunione.

Come si sostiene nell’Enciclica di Benedetto XVI e come ha ben sottolineato Loza Adaui, l’essere umano è fatto per il dono, che ne esprime ed attua la dimensione di trascendenza. Rivolta alla Populorum progressio,l’Enciclica di Benedetto XVI ha posto la gratuità quale condizione per lo sviluppo integrale; gratuità che, come ha rilevato Loza Adaui, è un concetto scarsamente trattato nella letteratura economica. Gratuità che non può essere equivocata col termine “filantropia”e neppure con il concetto di distribuzione che sta alla fine del processo produttivo, ma che piuttosto entra fin dall’inizio dell’attività economica, qualificandola ed orientandola.

In conclusione, ha sintetizzato Giorgio Mion, la categoria “gratuità”non può essere trascurata … rendendo l’impresa protagonista di un autentico processo di sviluppo.

Sviluppo che non va, sempre secondo Mion, né demonizzato né acriticamente esaltato.

Ecco che allora la stessa idea “meta profit” allarga l’orizzonte e si colora di connotazioni etiche, relazionali, sociali e umane di assoluto rilievo nel riconoscimento della propria responsabilità che rappresenta un fondamento dell’agire eticamente orientato.

Verso il meta profit, il cui sottotitolo (Gratuità e profitto nella gestione d’impresa) rimanda esplicitamente, come è stato detto, alla Caritas in veritate, è un libro che sollecita a “procedere oltre”, ad allargare la ragione, sempre però nella piena consapevolezza della relazione costituiva originaria che lega la persona a Dio, alle altre persone, all’ambiente, per una migliore comprensione di se stessi.